Il Santo Patrono di Liliana Scaletta

di Marina Levo

Il Santo Patrono….by Liliana

La neve non mancava mai per Sant’ Antonio!
O ce n ‘ era già un bello strato ghiacciato, brillante e croccante sotto alle scarpe, o scendeva copiosa e lenta.
Gennaio faceva regolarmente quel candido dono alla terra.
A dire il vero ,per quella prima festa annuale del piccolo paese sul Bricco, si facevano gli scongiuri affinché il tempo tenesse almeno durante quella giornata.
C’ era la trepida attesa del ballo serale nell ‘ Osteria a Ca’ du Tenent, da Ezio , dove le ballerine turpinesi avrebbero intrecciato polke, mazurke e valzer con i più temerari giovanotti dei paesi vicini che sfidavano il freddo, il ghiaccio e la neve pur di non mancare all ‘ appuntamento danzante e
all ‘ occasione di vedere la morosa.
C ‘era altresì l ‘ attesa fin dal mattino dell ‘arrivo degli ospiti.
Pochi, vista la stagione, ma un posto o due in più c ‘ erano sempre attorno al tavolo.
A Ca’ de Scaleta la presenza della sorella di papà, la zia Maria con lo zio Guacumen in arrivo da Ferrania, era una doppia festa per nonna Clotilde.
Allora , sul canovaccio rigato, le tagliatelle gialle come l ‘ oro facevano l ‘ ultimo ballo fra le mani della mamma in attesa che l ‘ acqua giungesse a bollore. Il sugo di fegatini di pollo continuava a pippiolare dolcemente spandendo per tutta la cucina il suo particolare aroma. La gallina bollita, il cui petto e cosce cicciotte affioravano dal brodo grasso e profumato, stava al tiepido in un angolo della stufa.
Ma il vero simbolo della festa era sul ripiano della credenza…i dolci…
…la ” turta duza”
ovvero un pan di spagna, cotto nel forno a legna perfettamente dorato, alto, soffice come una nuvola , degno della reclame della Paneangeli , inzuppato a fine pasto in un buon bicchiere di dolcetto o moscato, che con il barbera erano i veri vanti delle due famiglie della lunga casa del borgo…
….il budino nel testo di alluminio scanalato,
quello Elah, bello sodo, bicolore, nato dalla creatività di mamma Teresina, a due strati , uno giallo alla vaniglia e l ‘ altro rosa, gusto non più in commercio ora.
Con un colpo deciso lo capovolgeva sul piatto della festa quello bianco ornato d ‘ oro , così invitante che non vedevo l ‘ ora di affondarci il cucchiaio e scoprire l ‘ alchimia che impediva ai due strati di mescolarsi.
….le meringhe nel cestino di vimini, tonde , bianche, spumose con il simpatico ricciolo in punta.
Perfette.
Le figlie minori del ciclo della panificazione…pane…torta …meringhe…dove tempi e temperature erano calcolati alla perfezione solo con l ‘ aiuto dell ‘ occhio, della mano e dell ‘esperienza.
Oggi sotto un sole quasi sbeffeggiante, con il prato imbiancato di margheritine , le rive piene delle monetine opalescenti della lunaria quasi a simulare la neve, il ballo è un ricordo lontano, ma non sbiadito del tutto.
Solo il tavolo ovale, nella vecchia casa, per uno sfizio personale, è apparecchiato come se fosse in una vetrina e sulla stufa le pentole di alluminio brillano quasi come allora.
Anche il Santo Patrono,
Sant’ Antonio , continua a stare a fianco all ‘ altare nell ‘ atto di benedire.
La sua bonaria benedizione oltrepassa gli spessi muri imbiancati , il portale chiuso e silenziosamente arriva in tutte le case arroccate sulle costiere e quelle del borgo della Chiesa,
alle poche persone
che hanno vissuto per davvero quei momenti di festa, significativi e duri non come me solo di striscio e attraverso i racconti…
ai fedeli animaletti domestici…
a quelli placidamente ruminanti ancora presenti nelle poche stalle.
Auguri Turpinesi.
Auguri a chi porta questo antico e bel nome,
a mio zio Antonio e a mio bisnonno..!
E se oggi la festa non è più in tavola e in chiesa come un tempo, sia almeno nel cuore !
È quella che conta più di tutto!

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