Intervista al Comandante Emilio Mischiati. Di Laura Pesce

Non mollare mai!

di Marina Levo

È un afoso pomeriggio di luglio e ci troviamo nel borgo di Montechiaro Alto, a casa di Laura. Sarà proprio Laura, compagna di giochi d’infanzia di Emilio, a porgli le domande in questa chiacchierata molto piacevole ma non così facile, perché Emilio racconta con disarmante semplicità un percorso di vita del tutto eccezionale, cita luoghi, persone, fatti e stargli dietro, comprendere quello che racconta, è piuttosto impegnativo.

Laura
OGGI VOGLIAMO PRESENTARVI IL COMANDANTE EMILIO MISCHIATI, CLASSE 1957, CHE HA RAGGIUNTO ALTI LIVELLI NELL’AERONAUTICA MILITARE E CIVILE..  COMINCIAMO DALLE ORIGINI, I TUOI GENITORI ERANO DI MONTECHIARO D’ACQUI  E CIGLIONE. SEI CRESCIUTO IN QUESTO PICCOLO PAESE IN CUI LA GENTE PARLAVA ESCLUSIVAMENTE DIALETTO.  A QUALE ETÀ HAI SVILUPPATO IL DESIDERIO DI FARE L’AVIATORE?

Emilio

Da bambino, stando sul balcone di casa mia (che si protende sulla Valle Erro ndr) vedevo passare degli aeroplani color argento ed ero incantato, tra me pensavo “ Io da grande voglio fare quello”. Credo di avere rivestito tutto il pendio della collina con gli aeroplanini di carta che tiravo giù dal mio balcone. Ho avuto la fortuna di perseverare in questo nel raggiungere il mio obiettivo.

Non andavo ancora alla scuola , a quei tempi c’erano le elementari in questo bellissimo paese, con i maestri che ti davano ancora le bacchettate sulle dita e facevano bene. I genitori, quando c’era una lamentela da parte della maestra, ti davano due schiaffoni e ti dicevano che non doveva più capitare. Sono stato fortunato a nascere in un paese così, dove i valori, il rispetto delle persone erano sacrosanti. Dovevi avere rispetto per le persone di una certa età e cultura ed i maestri erano delle autorità, poi naturalmente se subivi qualche torto ci pensavano i genitori a fare delle rimostranze con le dovute maniere.

Laura

CREDO ANCHE IO CHE IN QUEL MONDO CONTADINO  LE PERSONE FOSSERO IN GRADO DI TRASMETTERE VALORI DI SAGGEZZA CHE OGGI SI SONO IN GRAN PARTE PERSI, MALGRADO IL MAGGIOR GRADO DI ISTRUZIONE, UNA MAGGIOR FIDUCIA NELLA SCIENZA E NELLE ISTITUZIONI. TU TI SEI MAI SENTITO PENALIZZATO PER AVERE FREQUENTATO LE SCUOLE ELEMENTARI IN UN PAESE PICCOLO COME MONTECHIARO, DOVE C’ERANO DUE O TRE CLASSI INSIEME?

Emilio

All’inizio si forse un po’. In verità il momento in cui mi sentivo inferiore era l’estate, quando arrivavano i miei amici dalla città e ti parlavano dei Beatles, dei Rolling Stones di cui non sapevo assolutamente nulla e questo ti faceva sentire indietro rispetto a loro.

Insieme ai ragazzi della città, che venivano in vacanza e, dopo il lavoro nei campi con i nonni o al pascolo, facevamo nottate pazzesche, giocavamo prima a nascondino (mi facevate sempre contare), poi andando avanti con l’età si giocava a carte, le prime sigarette… ma, per fortuna, non sono diventato un fumatore.

Laura

IO IN REALTA’ IN QUELLE OCCASIONI MI SENTIVO PIU’ A DISAGIO PER I NOSTRI VESTITI CHE NON ERANO CERTO ALLA MODA COME QUELLI DEGLI AMICI CITTADINI.DURANTE LE VACANZE SCOLASTICHE , ANCHE TU FACEVI QUALCHE LAVORETTO PER TIRAR SU’ QUALCHE SOLDINO ED AIUTARE LA FAMIGLIA?

Emilio

Ci mancava. Mi sono pagato il brevetto di primo e secondo grado (ora chiamata “Licenza di Pilota Privato e poi Commerciale) andando a lavorare da “bocia” per i muratori grazie al grande Mario Cazzola (purtroppo ormai defunto centenario). È stato il mio primo insegnante sul lavoro, sembra banale, ma ci sono persone che ti danno realmente degli insegnamenti seri. Io mi ricordo una cosa bella di lui: la sera, al termine della giornata di lavoro, ci faceva lavare tutti gli attrezzi in modo che fossero puliti per il giorno dopo. Mi ha inculcato il concetto, determinante nella mia successiva vita lavorativa, che è essenziale portare rispetto per il lavoro di quelli che vengono dopo e l’attenzione per gli attrezzi che usi per fare in modo che siano sempre efficienti ed utilizzabili.

Inoltre il lavoro era fatto con gli amici, un gioco di squadra, eravamo: Ezio, Nani, Giorgio, Roberto, Ettore ed io. Eravamo in tanti, tutti ragazzini. Abbiamo fatto il campo da tennis in paese, “gettato” tutto a mano. Quando è arrivata la betoniera con motore a scoppio è stata una conquista sociale importantissima.

Quello che ho imparato in questo paese è il gioco di squadra, perché, se riesci a creare il team giusto ottieni grandi risultati.Ogni volta che ho raggiunto un importante risultato è stato perché ho avuto la fortuna di avere la squadra giusta. Per me è stato fondamentale!

 

Laura

PER PROSEGUIRE IL TUO PERCORSO SCOLASTICO, DOPO LE ELEMENTARI QUI IN PAESE, HAI FREQUENTATO LE MEDIE AD ACQUI E POI QUALE E’ STATA LA TUA SCELTA PER LE SUPERIORI?

Emilio

Ad Alessandria ho frequentato l’Istituto Tecnico Aeronautico A. Volta, il primo anno ero in un convitto di Salesiani. Mi hanno dato il giusto inquadramento per l’Accademia. Ogni mattina passava un Salesiano nelle camerate (il cosiddetto “Consigliere”); se tu non sentivi la sveglia  dava una bastonata sulla spalliera del letto, la seconda volta, se stavi ancora lì te la dava vicino ai piedi.

Io comunque venivo da una famiglia con un padre severo ma giusto.  Non ho mai avuto bisogno della seconda bastonata.

Mio padre a Montechiaro faceva tante cose, dal messo comunale al sacrestano. Racconto questo episodio che può far capire la sua severità.

Io ero un bambino di neanche sei anni ed una domenica avevo imbrattato di rosso, forse vernice,  il vestito di un signore, di cui non ricordo il nome. Mio padre mi ha preso e mi ha detto di mettermi in ginocchio davanti a lui e chiedergli scusa, questo signore non voleva, diceva che ero solo un bambino e bastavano le scuse…mi ha difeso. Penso sia comunque giusto insegnare che se si fa un errore si venga richiamati al momento giusto e nei modi corretti. Benedico ancora ora tutti gli schiaffi presi, me li meritavo tutti!

Sono passati poi tanti anni, ho fatto la mia carriera, poi un giorno, torno a Montechiaro ed incontro quello stesso signore che mi si avvicina, si toglie il cappello e mi saluta. Il fatto che si è tolto il cappello mi commuove ancora oggi e non mi sento assolutamente di meritarlo.

Laura

ALL’ISTITUTO TECNICO DI ALESSANDRIA HAI AVUTO MODO DI COMINCIARE A FARE LE PRIME ESPERIENZE PRATICHE DI VOLO?

Emilio

No, ovvero ho preso il brevetto di primo grado di pilotaggio a 17 anni,  all’AeroClub di Alessandria ma privatamente. Ora si chiama Licenza di Volo in un crescendo da PPL, CPL,MPL ed infine ATPL (Airline Transport Pilot Licence – Licenza di Pilota per il Trasporto Aereo) che è quella che poi consentirà di svolgere le attività presso le Compagnie Aeree.

Io ho conseguito il primo ed il secondo grado all’ Aeroclub di Alessandria con un bravissimo Istruttore (Com. Ravetti Franco) che era anche insegnante presso l’ITIS A. Volta dove frequentavo le Superiori come Perito Aeronautico. Con me c’era anche Giorgio Alessio che si è dimostrato essere un Pilota eccezionale.

Eravamo grandi Amici, abbiamo frequentato il Primo anno di Accademia Aeronautica insieme e poi, per una serie di vicende, le nostre strade si sono divise. Lui è poi diventato Pilota sull’F-104 StarFighter e poi è stato inserito nel Team delle Frecce Tricolori (PAN-Pattuglia Acrobatica Nazionale).

Purtroppo è stato coinvolto nel tragico incidente di Ramstein (28-08-1988) ed ha perso la vita. Piango e prego ancora per Lui: era veramente un ragazzo eccezionale ed un grandissimo professionista.

Laura

I TUOI GENITORI SARANNO STATI UN PO’ PREOCCUPATI PER I TUOI OBIETTIVI COSI’ AMBIZIOSI E , FAMMELO DIRE, UN TANTINO RISCHIOSI. TI HANNO MAI MANIFESTATO  QUESTE PERPLESSITA’, HANNO MAI CERCATO DI SCORAGGIARTI?

Emilio

I miei genitori non hanno mai interferito nelle mie decisioni, mi hanno sempre supportato, anche economicamente, per il conseguimento del brevetto, per andare dai Salesiani, anche se sono stato solo un anno perché costava troppo. Sono poi stato “inserito” in un altro Convitto gestito da preti, dove si stava così così …..

Assumere le proprie responsabilità è un concetto che mi hanno sempre insegnato i miei amati genitori: non ho mai mancato un compito in classe o interrogazione anche se qualche volta non ero preparato.

Andavo comunque a scuola e facevo quanto previsto, perché il senso del dovere era fondamentale.

Questo mi ha aiutato molto crescendo perché ho poi sempre cercato di affrontare i compiti assegnati con una migliore preparazione, determinazione e sicurezza.

Laura

FINITE LE SUPERIORI, HAI DECISO DI CANDIDARTI PER ENTRARE ALL’ACCADEMIA AERONAUTICA DI POZZUOLI. MI RICORDO CHE GLI ESAMI DI AMMISSIONE ERANO PIUTTOSTO SELETTIVI.

Emilio

Si molto selettivi, in italiano non ero così bravo e c’era il tema di italiano, ma ho avuto la fortuna di trovare un argomento che mi piaceva; in matematica sono stato fortunato perché ho svolto tutte le prove bene. Ho tenuto gli esami scritti a Milano. Invece, prima degli orali, dovevi andare quindici giorni in Accademia Aeronautica a Pozzuoli, dove si aveva un “assaggio” della vita dei Cadetti. In seguito avveniva una valutazione e l’esame orale. Sono stato fortunato anche lì, perché è andata bene.

Sono entrato in Accademia con il Corso Sparviero 3zo e Colleghi eccezionali.

L’Accademia è durata quattro anni. All’epoca si effettuava il biennio di ingegneria più materie militari, gli altri due anni con materie giuridiche e professionali. Al termine si conseguiva la laurea in Scienze Aeronautiche.

Mi sono laureato a 23 anni all’Università Federico II di Napoli.

Finita l’Accademia, con il grado di Sottotenente, siamo stati subito inviati negli Stati Uniti.

Laura

QUINDI A 23 ANNI SEI STATO CATAPULTATO AL DI LA’ DELL’ATLANTICO, IN UN MONDO BEN DIVERSO DAL NOSTRO.OLTRETUTTO LA NOSTRA GENERAZIONE NON ANDAVA OLTRE UN PO’ DI INGLESE SCOLASTICO, TU CONOSCEVI GIA’ LA LINGUA ?

Emilio

Poco, però per i primi tre mesi fummo inviati negli Stati Uniti a Lackland Air Force Base (San Antonio, Texas, USA) per perfezionare il nostro Inglese. Poi, superato il corso, fummo assegnati alle altre Basi Aeronautiche dell’USAF (United States Air Force) per conseguire il brevetto di pilota militare con i colleghi americani.

Io ho trascorso quel periodo a Williams AFB, vicino a Phoenix in Arizona.

Ci volle più di un anno per diventare pilota militare americano. Essendo tra i primi del corso, ebbi la qualifica di pilota da combattimento (Fighter Pilot), e fui destinato, insieme ad altri Colleghi, ad un ulteriore corso in New Mexico ad Alamogordo (Holloman AFB). Luogo tristemente famoso perché fu il primo sito dove fu fatta esplodere la prima bomba atomica in un poligono situato nel deserto.

Qui ho completato la fase iniziale di “Fighter Pilot” conclusa poi con successivi addestramenti in Italia.

Sono tornato in Italia assegnato inizialmente all’F 104, però poi fui riassegnato, con diversi altri amici e Colleghi, al G91.

Laura

CON QUALE GRADO O QUALIFICA SEI RIENTRATO IN ITALIA?

Emilio

Con il grado di sottotenente, quando esci dall’Accademia e vai al reparto sei Sottotenente, dopo un anno o due ti promuovono Tenente, poi Capitano….

Sono tornato in Italia a ottobre del 1981,  sono stato  a Treviso, dove ho conseguito la qualifica di “Combat Ready” (Pronto al Combattimento) e, nell’aprile del 1984, sono stato trasferito alla Scuola Jet per Piloti Militari a Leccecome Istruttore (dopo aver conseguito la qualifica prevista).

In verità, io a Lecce non volevo andare, avrei decisamente preferito rimanere a fare il pilota cacciabombardiere/ricognitore a Treviso (bellissima città). Mi dovetti comunque (e per fortuna) adattare a diventare Istruttore a Lecce, ruolo che, all’epoca, non sentivo affatto mio.

Alla fine fu una bellissima e costruttiva esperienza: per la bellissima Puglia, le persone incontrate e la professionalità di tutto il personale con cui ho avuto a che fare.

Tutte le esperienze che nella vita non vorresti accadessero o che consideri negative, poi si decifrano… e dimostrano essere il punto di partenza per una vita nuova e molto più bella.

Mi ero appena sposato e mia moglie, che aveva appena ottenuto il trasferimento a Venezia, dovette rinunciarvi e tornare a Roma.

Tra i miei primi allievi, ebbi la fortuna di iniziare l’addestramento a Navigatore per il Ten. Maurizio Cocciolone, straordinario allievo e di rare qualità umane, poi coinvolto nella nota vicenda durante la guerra del Golfo.

Conosco bene la storia nei dettagli ma lascio ad altre occasioni la loro descrizione. In breve, furono inviati dieci Aeromobili Tornado. Il Ten. Col. Bellini e Cocciolone fecero per primi rifornimento.

Poi nel rifornimento con l’aeromobile successivo, a seguito di una turbolenza, si strappò il tubo e gli altri non poterono più effettuare il rifornimento.

Il T.Col. Bellini, d’accordo con Cocciolone, con l’unico aereo disponibile, decisero comunque di proseguire la missione affidata e colpirono l’obiettivo.

Purtroppo furono colpiti dall’eccezionale fuoco di sbarramento e dai missili. Si lanciarono col paracadute e furono catturati dai soldati Iracheni per essere poi portati sotto il centro di controllo e comando iracheno ed utilizzati come scudi umani.

Questi due poveri Ufficiali furono poi liberati e curati inizialmente nella nave Ospedale USA.

Se ci sarà occasione, farò sicuramente in modo da approfondire l’intera storia.

Laura

DOVE AVEVI INCONTRATO LA TUA BELLISSIMA MOGLIE VANDA, MADRE DELLE TUE DUE SPLENDIDE FIGLIE?

Emilio

È stato un caso. A Treviso conobbi un controllore di volo di Roma, che mi disse di andarlo a trovare.

L’occasione si presentò nel 1982 quando, visto che avevo appena acquistato la macchina, dovetti lasciarla in officina per alcuni giorni al Concessionario di Alessandria per il tagliando. Nell’attesa del treno per tornare a Montechiaro (ci sarebbero ancora volute circa paio d’ore), vidi che, nel giro di pochi minuti, c’era un treno in partenza da Alessandria per Roma.

Decisi allora di andare da questo mio amico, che abitava ad Anguillara Sabazia.

Quando arrivai, mi propose di andare a conoscere sua cugina che lavorava in Comune e, salendo su dalle scale,  notai questa ragazza bellissima e solare.

Usciva da una storia. Ci siamo conosciuti e subito fidanzati. Poi, dopo un anno, ci siamo sposati.

A Roma nel 1986, è nata Jennifer.

Laura

QUESTO TUO RACCONTO E’ MOLTO INTERESSANTE, E CHIARIFICATORE, PERCHE’ LA DISAVVENTURA DEI DUE PILOTI ITALIANI IN IRAQ ERA STATA PRESENTATA IN MODO PIUTTOSTO NEGATIVO DALLA STAMPA ITALIANA, CON ACCENNI PERSINO DENIGRATORI.DURANTE LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO, TU INTANTO DOV’ERI E COSA FACEVI? IN QUEL PERIODO HAI AVUTO RICONOSCIMENTI IMPORTANTI, SE NON RICORDO MALE…

Emilio

Sono tornato negli Stati Uniti nel 1988 e, nel 1990, è nata mia figlia Jessica.

Ero istruttore nella scuola di piloti della Nato (ENJJPT- Euro Nato Joint Jet Pilot Training).

Ero in Texas a Wichita Falls, a circa 240 km a nord di Dallas.

Siamo rimasti lì per tre anni e mezzo, uno splendido periodo.

Per sette mesi ho fatto l’istruttore, poi mi scelsero come Capo dell’Academic Training Branch (Settore/Branca per la Formazione Accademica per Piloti ed Istruttori) ed Istruttore per i nuovi Istruttori. Anche se non ne ero entusiasta, dovetti accettare l’incarico.

Avevamo 300 Allievi e 100 Istruttori all’anno da istruire.

Dovetti andare a San Antonio a imparare ad insegnare in classe, come impostare una lezione o una conferenza, come richiamare l’attenzione, ho imparato tantissimo. Insegnavo ma venivo anche valutato.

Mi sono iscritto alla Midwestern State University per frequentare corsi di comunicazione, project management, negoziazione, raggiungimento e conseguimento degli obiettivi, l’importanza di ascoltare, che in seguito mi sono stati molto utili.

Nel mio nuovo ruolo ho chiesto di poter scegliere i miei collaboratori. In particolare un bravissimo pilota ed informatico tedesco (Eric Sheene) a cui chiesi di informatizzare tutta la branca.

Questo mi permise una valutazione molto elevata e, nella motivazione della medaglia, che mi venne assegnata su autorizzazione del Presidente H. W. Bush, si fa riferimento a questi notevoli risultati ottenuti presso l’ENJJPT.

Ero stato segnalato dal comandante della Base Nato per questo riconoscimento, una medaglia per meriti di servizio (Meritorious Service Medal), perché avevo migliorato gli standard della scuola.

Dopo tre anni e mezzo tornai in Italia e comandai il 132° Gruppo Buscaglia, come ho potuto spiegare dettagliatamente nel libro celebrativo dell’80mo anniversario dalla fondazione (1mo Aprile 1942).

Spesso mi è capitato di trovarmi ad iniziare fasi nuove, forse era il mio destino, aprire a cose nuove, guidare fasi di transizione.

Durante quell’anno di Comando ho anche trascorso un periodo negli Emirati Arabi Uniti per un esercitazione (Arabian Stallion, come richiamerò a breve).

Finito il comando di Gruppo mi hanno assegnato allo Stato Maggiore dell’Aeronautica –  1° Reparto Personale ed, in quei tempi, avevamo l’incarico di decidere le Basi e Reparti dell’Aeronautica da chiudere o tenere, fare gli organigrammi, la valutazione dei bilanci aziendali, ecc.

Un lavoro totalmente nuovo, molto interessante, che sicuramente mi ha aiutato nell’affrontare il successivo periodo aeronautico nel mondo “civile”!

Laura

AD UN CERTO PUNTO, QUANDO GIA’ AVEVI RAGGIUNTO IL GRADO DI TENENTE COLONNELLO, HAI DECISO DI LASCIARE L’AERONAUTICA MILITARE… COME SEI ARRIVATO AD UNA DECISIONE COSI’ GRAVE, DOPO TANTI ANNI DI CARRIERA ?

Emilio

Nel 1996, svolgendo il lavoro allo Stato Maggiore, in cui si doveva decidere il destino delle Basi/Reparti, tra ingerenze politiche e fughe di notizie, si lavorava seriamente in base a criteri oggettivi. Poi arrivava la telefonata del politico di turno che suggeriva di  tenere tutto nel cassetto fino alle  elezioni. Davvero frustrante!!!

In quel periodo dovevo altresì essere preso in valutazione per diventare Colonnello ma, a causa di un mio intervento critico durante la Scuola di Guerra Aerea (a difesa dell’operato dei miei uomini) non sono stato valutato positivamente per la promozione. Allora me ne sono andato.

In particolare, durante la Scuola di Guerra, era venuto un capo dell’ispettorato logistico a decantare il lavoro fatto negli Emirati Arabi Uniti (Al Dhafra – Arabian Stallion). Come Aeronautica Militare avevamo dimostrato di essere stati un modello di organizzazione ed efficienza.

Era un venerdì pomeriggio e tutti erano pronti ad andarsene a casa dalle rispettive famiglie, peccato che il conferenziere ebbe l’idea di aggiungere che in Italia gli uomini non lavoravano come quelli che stavano negli Emirati.

A quel punto, essendo stato Comandante del Reparto lì distaccato, mi sono sentito addosso gli sguardi dei miei uomini, mi sono alzato in piedi ed ho detto al Generale che gli uomini che avevano svolto un lavoro egregio negli EAU, erano gli stessi che lavoravano in Italia, però in Italia godevano di uno scarso supporto tecnico e logistico.

Egli mi chiese se avessi mai segnalato per iscritto questa situazione.  Risposi di aver inoltrato a chi di dovere una relazione scritta tramite il mio Com.te di Stormo.

Qualche mese dopo venne il capo “supremo” dell’Ispettorato logistico e disse che doveva dare una risposta al Ten. Col. Mischiati in merito a quella questione.

Disse che avevo ragione poiché la relazione, finalmente ritrovata, stava chiusa nel cassetto del Generale a me superiore, che non l’aveva mai inviata a chi di dovere.

Nella Commissione di Valutazione da Tenente Colonnello a Colonnello c’era proprio quel Generale che era stato sicuramente ripreso e mi mise in una posizione che non mi piaceva. Decisi quindi di ricominciare da zero in Air One.

Era una Compagnia nuova, con pochissimi velivoli ma con un eccezionale spirito di “farcela a tutti i costi”… e ci riuscimmo!

Laura

QUANDO HAI LASCIATO L’AERONAUTICA MILITARE AVEVI GIÀ IN MENTE  QUESTO SBOCCO NELL’AERONAUTICA CIVILE E IN PARTICOLARE IN AIR ONE?

 Emilio

No, è stata una decisione “senza paracadute”.

Air One era appena nata, stavo da tempo considerando la possibilità di andarmene ma non ero abbastanza determinato a farlo.

Come spiegato prima, di fronte ad una forma di ricatto, fin da bambino, emergeva il mio rifiuto.

Perché Air One? Perché il Direttore delle Operazioni di Volo (Com.te Giorgio Amoroso che era un uomo eccezionale e validissimo) “validò” la mia assunzione. A suo tempo, anche Lui, aveva frequentato l’Accademia Aeronautica (Corso Pegaso 2do). Nonostante la sua bellissima carriera nel mondo aeronautico civile cercò di convincermi a rimanere nell’Aeronautica Militare. Ci sentiamo ancora e ad oggi, si dice tuttora contento di avermi scelto.

Laura

QUESTO SUCCEDE NEL 1996….

Emilio

Ho ricominciato da zero, da co-pilota, ultimo arrivato.

Ho fatto un corso di pilotaggio in Irlanda, tre mesi. Non ho mai preso tanta acqua in vita mia, pioveva tutti i giorni in Irlanda, anche se era in Agosto.

Air One era una compagnia italiana al 100%. il Presidente era Carlo Toto, una persona eccezionale, tosta, dura, di antichi valori.

Ogni Natale regalava a tutti i dipendenti il cesto regalo. È stata una avventura incredibile, all’inizio era dura, eravamo in spazi piccolissimi, ci si faceva in quattro per far partire i voli.

Una Compagnia che tutti i dipendenti volevano far crescere. Nel giro di quattro-cinque anni, per i nostri costi inferiori, siamo diventati un pericoloso concorrente per Alitalia ed un serio problema per i suoi introiti/conti.

Nel giro di pochi anni, sono diventato Istruttore, Controllore e Capo della Base di Milano.

Nel 2006 sono poi stato chiamato per sostituire un collega, con cui ero in buoni rapporti, e non volevo lederlo.

Alla fine, dopo notti di pensieri, ho rifiutato scrivendo una lettera al figlio del Presidente ed al Direttore Generale.

Sono poi stato convocato e “consigliato” di accettare. All’epoca si stava transitando la Flotta dal Boeing 737all’Airbus 320.

Ho infine accettato e devo dire che abbiamo fatto un bel lavoro, grazie al team di persone che avevo con me.

Nel 2006 sono quindi diventato Direttore delle Operazioni di Volo di Air One.

Abbiamo lavorato intensamente, operato in tutta Europa e parte del Nord Africa fino ad inaugurare due tratte di lungo raggio con gli Stati Uniti, Chicago e Boston. Abbiamo così dimostrato agli Americani che avevamo le capacità tecniche e operative per operare anche lì.

Non abbiamo avuto problemi, dopo un anno si sono congratulati con noi. Poi, purtroppo, ci fu la fusione con Alitalia CAI (AZ).

Io sono stato inserito come capo del team di transizione, in particolare incaricato di mettere insieme le parti operative di AZ ed Air One.

Sicuramente, all’epoca, c’erano molte differenze.

Essendo Air One una Compagnia nuova, avevamo sistemi differenti e strettamente legati alla casa costruttrice AirBus.

Purtroppo, e penso sia normale in tutte le Organizzazioni, c’erano forti resistenze alle innovazioni operative.

Allo scopo di gestire meglio l’integrazione fra Air One ed AZ sono stato infine rimosso dal mio incarico di Direttore Operazioni in Air One e messo a Capo delle Operazioni a medio e lungo raggio per i velivoli Airbus in AZ.

Con il mio Team abbiamo cambiato tutti i manuali operativi e, nonostante forti riluttanze, l’abbiamo spuntata (ho la testa dura e quando vengo sfidato devo conseguire il risultato). Lo dice anche il mio nome “Emilio” che significa “Rivale-Competitore”.
In realtà ci ha guadagnato tutta la Compagnia, fino a quando è arrivata Etihad.

L’ Amministratore Delegato all’entrata di Air One in AZ era l’Ing. Rocco Sabelli, una persona tosta e veramente in gamba con una gran voglia di riportare alla luce l’eccellenza di AZ.

Veniva da altre esperienze ma in pochissimo tempo imparò tutte le dinamiche del Trasporto Aereo. Non so come facesse ma, aveva anche l’incredibile capacità di riuscire a ricordare e conoscere il nome di quasi tutte le persone che incontrava. Una persona davvero eccezionale.

Poi, per una serie di motivi, rassegnò le proprie dimissioni a febbraio 2012 lasciando l’Azienda in pareggio operativo nel IV trimestre 2011.

Dopo il periodo con l’AD R. Sabelli e circa un anno con l’A.D. Andrea Ragnetti, il ruolo di AD venne assegnato Gabriele Del Torchio, molto bravo nel valutare e nel vendere le aziende (era appena riuscito a vendere Ducati ai tedeschi).

Con grande maestria, riuscì a “piazzare” Alitalia CAI ad Etihad ed AZ diventò “Alitalia SAI”.

Quindi riuscì senz’altro ad ottenere quanto probabilmente era previsto per l’incarico ottenuto.Etihad acquistò il 49% dell’azienda ed in pratica ne assunse il controllo al termine del 2014.

Il Presidente di Etihad si chiamava Hogan. L’Azienda era degli Emirati Arabi Uniti ed all’epoca molto aggressiva sul mercato. La mia idea è che fecero incetta di quanto di buono c’era in Alitalia, riprendendosi in un anno il denaro investito. Penso che in seguito lo stesso Hogan fu indagato per quanto fatto.

L’AD nominato fu Silvano Cassano. Non esprimo alcun giudizio su di lui. Parlano i fatti.

Non credo riuscì a raggiungere nemmeno uno degli obiettivi che tutti si aspettavano (a meno che la disfatta fosse proprio l’obiettivo assegnato) e la Società AZ SAI fallì miseramente.

Io, per fortuna, me ne andai all’inizio della nuova gestione e del suo mandato.

Dopo circa 8-9 mesi, fui chiamato in Arabia Saudita per iniziare una nuova avventura.

Laura

ECCO, QUESTO PUNTO MI CONSENTE DI FERMACI UN ATTIMO SUI FAMIGERATI DEBITI DI ALITALIA, PER ANNI COPERTI DA COSPICUI  FINANZIAMENTI PUBBLICI, CIOE’ CON SOLDI DI TUTTI GLI ITALIANI. LA COMPAGNIA SEMBRAVA UN POZZO SENZA FONDO, E TUTTI QUEI MILIARDI ALLA FINE NON SONO SERVITI A NULLA. TI SEI MAI SPIEGATO DOVE FINISSERO TUTTI QUEI FONDI?

Emilio

Non lo so dire, conoscevo i meccanismi di Air One, che aveva i conti in ordine, non quelli di AZ.

C’erano diverse ramificazioni, il problema di AZ era anche sindacale, poiché c’era un sindacato che faceva il bello ed il cattivo tempo.

Quando, il 9 gennaio 2009, ci fu la fusione operativa dei Voli Air One ed AZ, il personale di Air One contava un totale circa 3500 dipendenti, tra piloti, assistenti di volo, meccanici, personale di terra. La Flotta era composta da circa 60 aa/mm (AirBus 320, 2 Airbus 330 e circa 10 Embraer) e, lo share nazionale dei passeggeri rispetto ad AZ, era a più del 50%.

AZ aveva circa 24000 dipendenti con circa 150 aeroplani, con costi elevatissimi. Dopo l’unione siamo rimasti un totale di approssimativamente 14000 dipendenti (avremmo dovuto essere un totale di circa 12000).

Il personale di Air One, inizialmente, è rimasto quasi tutto, pur perdendo spesso di qualifica; io invece ho mantenuto la posizione di Direttore Operazioni Volo di Air One.

Laura

IN CHE ANNO HAI LASCIATO ALITALIA?

Emilio

Come già accennato, me ne andai alla fine del Gennaio 2015. Dopo qualche mese di inattività, sono stato chiamato da un “cacciatore di teste” irlandese che mi ha proposto un lavoro in Arabia Saudita dove, da tre anni, stavano tentando di aprire una Compagnia aerea senza riuscirvi.

Sono andato in Arabia Saudita insieme ad un neozelandese di nome Michael Young (professionista davvero eccezionale che fu assunto come COO – Chief Operating Officer – Capo Operativo della Compagnia).

Il Presidente e finanziatore della nuova Compagnia era lo Sceicco Tariq  Abdel Hadi Al Qahtani.

Abbiamo davvero lavorato sodo, e mi sono sempre sentito rispettato  e trattato bene.

La città dalla quale si operava era Dammam, di fronte al Bahrein, una delle tre città più grandi dell’Arabia Saudita.

Il mio contratto di assunzione era di Direttore delle Operazioni di Volo. Purtroppo, (e non ne conosco il vero motivo), il Direttore in carica non fu inizialmente avvisato del cambio ed il mio primo incarico fu di Capo Pilota.

Come primo lavoro dovetti studiare e suggerire le modifiche per rifare i manuali che erano stati presentati all’Autorità Saudita.

Mentre ero a Tolosa per abilitarmi sul nuovo aeroplano, fui richiamato per una riunione, in teoria informale, con la Commissione GACA (Autorità di Controllo Saudita per l’Aviazione Civile).

Mi ritrovai a Jeddah (grandissima città ad est dell’Arabia S. sul Mar Rosso) con schierata, in grande stile, tutta la parte operativa della GACA e l’intera Direzione della Compagnia per cui lavoravo.

Cominciarono immediatamente a chiedermi conto di questi manuali che stavo correggendo. Io rispondevo, a mio avviso, correttamente quando, ad un certo punto, i membri della Commissione cominciarono tutti a ridere alle mie puntuali risposte.

Cosa era successo? Era successo che il mio predecessore mi aveva fornito dei manuali diversi da quelli in possesso alla Commissione, pertanto le mie risposte non corrispondevano con quanto in loro possesso. Mi aveva chiaramente fregato.

Immaginatevi come potevo sentirmi, per un attimo pensai di mollare tutto e tornare in Italia! Poi mi feci forza e mi dissi che non dovevo dargliela vinta. Non potevo mettere in ridicolo la mia reputazione (ma soprattutto quella di tutti Noi Italiani).

Anche questa volta affrontai la difficile situazione e, grazie al mio Collega Michael Young (Mike) ed alla Squadra che mi ero creato (un Gruppo multinazionale fatto da Sauditi, Slovacchi, Indiani, Tedeschi, Greci, ecc. eccezionali – Dr. Ali, Ibrahim, Ahmed, Robert, Simeron, Nadja, Stavros, Nicholaos, ecc..) ricominciai a scrivere ed a perfezionare i vari Manuali scendendo sempre più nei particolari.

Il tutto finalmente fu reso molto più chiaro e coerente.

Qualche mese dopo, ad Ottobre per la precisione,  ricevemmo l’approvazione dei Manuali Operativi e fummo richiamati in GACA. Ci fu allora comunicata e concessa l’autorizzazione ad operare.

Gli stessi che mi avevano deriso, si alzarono tutti in piedi ad applaudirci. “Finalmente qualcuno che ha capito qualcosa ed ha terminato il lavoro” dissero. Avevano anche compreso che la figuraccia iniziale non era dovuta a colpe del nuovo Team.

Autorizzarono tutte le mie richieste. In ultimo mi suggerirono di inserire anche un altro aeroporto che diventerà uno dei più importanti dell’Arabia Saudita, nella Provincia di Tabuk, presso la nuova città futuristica di Neom che avrà impatto zero sull’ambiente e funzionerà solo grazie all’energia solare ed eolica. Il Sito è fortemente sponsorizzato e voluto dal Principe Ereditario Mohammad bin Salman.

Laura

PER QUANTI ANNI HAI LAVORATO IN ARABIA SAUDITA?

 Emilio

Dal 2016 al 2018. Raggiunti e superati tutti gli obiettivi che mi erano stati assegnati dallo Sceicco (Certificazione dall’Autorità della Compagnia ed Approvazione di tutte le Operazioni, Organizzazione ed Addestramento degli Equipaggi, Qualità e Standardizzazione dei Servizi, ecc. e, ultima ma non meno importante, certificazione ICAO a livello mondiale –IOSA– per operare con tutte le Compagnie autorizzate).

Avrei potuto rimanere senza grattacapi ancora un paio d’anni, invece sono tornato per motivi personali.

Laura

DURANTE QUEL PERIODO, AVEVI MODO DI TORNARE A CASA OGNI TANTO?

Emilio

Si, tornavo almeno ogni due mesi. Nell’ultimo anno riuscivo a tornare ogni mese.

Laura

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO, A QUANDO FACEVI I VIAGGI A LUNGO RAGGIO IN  ALITALIA, RICORDO CHE HAI AVUTO LA FORTUNA  DI  ACCOMPAGNARE PERSONALITA’ MOLTO IMPORTANTI…

Emilio

È stato un dono, una Grazia Divina. Portare Sua Santità Papa Francesco nei suoi primi tre viaggi apostolici (Rio de Janeiro, Seul ed infine a Colombo) è stata una delle più belle esperienze vissute.

Ho conosciuto una persona che sarebbe da santificare subito, anche adesso che è in vita.

Il volo Papale è un volo difficile perché ogni cosa deve essere sempre attentamente pianificata ed è imperativo arrivare esattamente in orario. Non è accettabile fare attendere le maggiori autorità del Paese visitato.

Ho avuto la fortuna di conoscere Sua Santità Papa Francesco quando è entrato in cabina per salutarci.

E’ stato come una visione decisamente emozionante e commovente.

Quando si è seduto dietro di me ebbi l’ardire di dirgli: “ Santità, Lei mi sta creando dei problemi”.

E Lui: “ Comandante, ma cosa ho fatto? “.

Risposi dicendo: “ Santità, tutto l’equipaggio è commosso, tutti hanno le lacrime, adesso che La vedo mi sto commuovendo anche io… e non va mica bene..”

Lui, col suo splendido sorriso, mi disse: “ Ma non sono io…” ed alzando i suoi intensi occhi e mani al cielo: “ È Lui…”

È rimasto diverso tempo, abbiamo parlato, mi raccontava della Giornata mondiale della Gioventù e dell’importanza dei Giovani.

Ad un tratto mi balzò in mente una cosa e mi permisi di dire:

“ Santità, Lei che è quasi delle mie terre. Io abito in un paesino sperduto in mezzo alle colline dell’Acquese e quando torno lì mi viene una grande tristezza perché ci sono tante persone anziane, a volte abbandonate, di cui nessuno parla mai”…

Lui mi guardò con quegli occhi splendenti ed eccezionali e mi disse:

“ Comandante, non si preoccupi, penserò sicuramente anche a loro”.

E da lì, lo sapete…, non mancò mai di parlare dell’importanza delle persone anziane…

Laura

ANCORA IN QUESTI ULTIMI GIORNI PAPA FRANCESCO HA RICORDATO LA VICINANZA AGLI ANZIANI ED IL RISPETTO PER I NONNI, IL VALORE DELLE GENERAZIONI PROPRIO A RIDOSSO DELLA GMG.

 Emilio

Io vorrei scrivergli per ringraziarlo di aver considerato la mia richiesta e di avermi concesso l’opportunità di parlargli. Inoltre vorrei dirgli che ho sempre pregato per Lui, anche quando, per lavoro, ero in Arabia Saudita.

Quasi due anni fa ho avuto una delicata operazione chirurgica. La sera prima dell’intervento gli ho chiesto un aiuto… e… sono ancora qui, a commuovermi al pensiero.

 

Laura

SICURAMENTE TI RISPONDEREBBE…

Emilio

Mi permetto di aggiungere che qualche mese fa, su richiesta dell’amico carissimo Giovanni Grossi, sono entrato in contatto con l’Ordine dei Carmelitani Scalzi per fornire alcune informazioni utili a far rientrare in Italia e curare uno di Loro.

Infatti, il 10 Febbraio scorso, purtroppo, Padre Norberto Pozzi di 71 anni, in missione nella Repubblica Centrafricana, era saltato con la sua autovettura su una mina ed aveva subito la fratturazione di entrambe le gambe e gravi ferite al piede sinistro.

Soccorso da un motociclista, è stato trasportato all’Ospedale di Bozoum e sottoposto ad un intervento per ripulire la ferita e togliere le schegge.

E’ stato poi trasportato in elicottero a Bangui (Centrafrica) e poi, con un volo militare, a Kampala (Uganda), dove ha subito l’amputazione del piede sinistro.

Il 23 Febbraio si è riusciti a farlo trasportare in Italia dove, con le opportune cure, si è scongiurata la necrosi alla gamba sinistra e si è potuto salvarlo.

Il 22 Luglio scorso, ad Arenzano (Santuario di Gesù Bambino di Praga), ho avuto l’onore ed il piacere di essere invitato a conoscere i Frati Carmelitani Scalzi e dopo, nel Centro di Cura, Padre Norberto.

Dopo aver visitato il Santuario, ho altresì avuto la bellissima e gradita sorpresa di essere invitato a pranzo nel Loro Refettorio. Sono stati gentilissimi e calorosi ed il pasto è stato eccellente.

Mi è stata donata una delle più belle giornate della mia vita.

Mi si è colmato il cuore e l’anima di bontà e voglia di essere migliore. Un giorno mi piacerebbe davvero dare loro un aiuto concreto.

Loro, anche solo per le missioni che fanno e l’aiuto che danno alla povera gente, meritano davvero da tutti noi la più sincera ammirazione, il rispetto ed il plauso per tutto il bene che forniscono ai bisognosi.

Laura

VORREI ANCORA CHIEDERTI UNA COSA RIGUARDO ALL’ARABIA SAUDITA: COME VALUTI QUEL  CONTESTO SOCIALE E COME E’ STATA LA TUA ESPERIENZA DI OCCIDENTALE IN QUEL PAESE?

Emilio

Fui inizialmente colpito dalle diverse usanze legate al nuovo contesto ed alla Religione.

Per esempio, in loco, non avrei potuto dare un passaggio a Laura, non essendo sposati o fratelli.

Le donne potevano viaggiare unicamente con i famigliari stretti, marito e/o l’autista.

Anche darsi la mano non sarebbe stato possibile.

In ogni caso, nella Compagnia dove ho lavorato, dopo i primi mugugni (in particolare degli uomini), siamo arrivati a lavorare open space, donne e uomini insieme.

Di fronte ad estranei ed all’aperto le donne Saudite, oltre a vestire “l’Abaya” (lungo camice nero di tessuto leggero che copre tutto eccetto la testa, i piedi e le mani) dovevano indossare il “velo” (più precisamente “Niqab”) mentre quelle di altra nazionalità o religione dovevano unicamente vestire l’Abaya.

In Compagnia era un ambiente meno rigoroso. Non ci sono mai stati problemi.

C’erano donne con titolo di studio elevato e veramente brave.

È stata una bellissima esperienza. Lavoro molto duro ma tornerei volentieri per vedere come sta andando.

È interessante conoscere la realtà del mondo arabo e non bisogna mai giudicare a priori.

Anche noi nel nostro passato abbiamo vissuto “situazioni di vita” non molto piacevoli.

Solo un piccolo aneddoto che mi fu raccontato, però non so quanto fosse veritiero, in breve:  qualche anno fa fu organizzato un referendum per chiedere alle donne Saudite se ritenevano opportuno concedere anche a Loro la possibilità di guidare e l’esito fu decisamente a favore di non avere la patente. Forse, perché molte, preferivano essere accompagnate da un autista eludendo quindi problemi di parcheggio, ecc..

In ogni caso, dal 23 giugno 2018, dopo 28 anni di divieto, le donne Saudite hanno riottenuto il diritto di guidare, sempre però con il consenso del wali (che è un tutore, un “protettore”, spesso un padre, un coniuge… In sostanza, l’uomo).

Il 2019 è stato un anno molto importante per le donne Saudite. A gennaio, durante i mondiali, le donne hanno avuto accesso, per la prima volta, allo stadio.

Inoltre, dal 2019 possono vivere da sole, richiedere passaporti e aprire attività senza il consenso maschile, (solitamente del padre, del marito o del fratello).

Il nuovo Principe ereditario è una persona di ampie vedute, checche’ ne abbiano detto i media che lo indicano come mandante di diverse uccisioni.

Ha una grande attenzione per un futuro “ecologico” e, come già accennato, ha iniziato la realizzazione di una città (Neom) completamente svincolata dal carburante fossile ed alimentata soltanto da energia solare ed eolica (siamo in Arabia Saudita dove avrebbero riserve di petrolio per centinaia e centinaia di anni).La citta sarà sviluppata su circa 160 km e collegata con treni ultraveloci.

Laura

CI SONO STATI PASSI AVANTI PER QUANTO RIGUARDA I DIRITTI CIVILI?
Emilio

Un esempio: nella Compagnia c’era del personale palesemente gay, ma nessuno è mai stato emarginato.

In Arabia un uomo può avere più mogli, ma deve trattarle rigorosamente allo stesso modo. Le mogli possono scegliere se abitare sotto lo stesso tetto o in una altra casa, ma deve essere la stessa tipologia di casa. Il marito si deve dividere esattamente tra loro, nel numero di giorni di convivenza e, qualsiasi regalo fatto ad una delle mogli, deve poi essere fatto (almeno come valore economico) anche alle altre mogli…

Laura

UNA DONNA INVECE NON PUO’ CERTAMENTE AVERE PIU’ DI UN MARITO…COMUNQUE, PER QUANTO RIGUARDA LA POLIGAMIA, PARLIAMO DI PERSONE DI UNA CLASSE ECONOMICA ELEVATA, GLI ALTRI NON SE LA POTREBBERO PERMETTERE.

Emilio

Devi avere le sostanze. In verità ci sono anche tanti indigenti, in particolare moltissimi fra gli immigrati dai paesi più poveri.

La religione è un tabù, se cerchi di fare proseliti, poniamo per i Cattolici, rischi la pena di morte…

Ugualmente per il possesso e lo spaccio di droga…

Laura

IL PROBLEMA DELLA RELIGIONE ISLAMICA È PROPRIO QUESTO, L’ISLAM ENTRA NELLE REGOLE DELLA VITA CIVILE.

 Emilio

Nel Passato, fino a non molto tempo fa, questo avveniva anche nel mondo cristiano.

Laura

ERAVAMO IN ALTRI SECOLI… NEGLI STATI ISLAMICI, LA RELIGIONE REGOLA LA VITA CIVILE OLTRE CHE QUELLA MORALE .

 Emilio

In Arabia ho constatato una grande preparazione in materia religiosa, conoscono meglio di me le figure della Bibbia. Loro pregano cinque volte al giorno, mentre io sono tornato a pregare solo dopo aver conosciuto il Papa ed ancora di più, conoscendo il Loro mondo.

Laura

ANCHE PERCHE’ SE  NON LO FAI , SEI PERSEGUIBILE DALLA LEGGE, NON DIMENTICHIAMO CIO’ CHE STA AVVENENDO IN IRAN…

Emilio

Non sono tutti così rigorosi, soprattutto viaggiando o lavorando.

Sono stato trattato benissimo, ero un privilegiato, un occidentale chiamato a lavorare lì.

Anche loro professano il bene .

Mi sono trovato in un paese civile, non ho mai avuto problemi. Un’esperienza positiva.

Poi c’è il vicino Barhein dove si può bere e mangiare quello che desideri e fare quello che ti pare.

Nel fine settimana ci sono code infinite per raggiungerlo (quattro cinque ore).

Noi, per la difficoltà e le problematiche legate all’ottenimento dei Visti per l’Arabia Saudita, facevamo le selezioni per il personale Pilota in Barhein. Candidati da tutto il mondo.

Laura

DOPO TUTTA QUESTA VITA DI RISULTATI, DI SUCCESSI, ADESSO SEI TORNATO NELLA NOSTRA MONTECHIARO, IL PAESE NATIO

 Emilio

Ne sono fiero, non mi aspettavo di essere accolto così bene….

Io ho avuto due genitori stupendi. Avevo in testa dei progetti e, grazie a Dio ed a un bel po’ di fortuna, sono riuscito a portarli avanti.

Come ho sempre detto alle mie amatissime figlie “Non mollare MAI”!

Mi ricordo che negli USA, nientemeno che un Ammiraglio a quattro stelle della Marina americana, William McRavenera famoso per aver affermato:

Se la mattina vi fate il letto, avrete portato a termine il primo compito della giornata. Questo vi darà una sensazione di orgoglio e vi incoraggerà a concluderne un altro compito, e poi un altro ancora.

Sono pienamente d’accordo con quanto da Lui asserito!

Per quanto riguarda la mia esperienza, non bisogna perdere o buttare via il tempo. E’ fondamentale studiare per arricchire la propria Cultura, e non solo per superare gli esami scolastici.

Laura

IN TUTTI QUESTI ANNI DI CAMBIAMENTI, CON SFIDE SEMPRE NUOVE DA AFFRONTARE , IL TUO OTTIMISMO E LA TUA ENERGIA NON SONO MAI VENUTE MENO. MA COME HAI FATTO?

 Emilio

Ho sempre cercato di affrontare tutte le situazioni che mi si sono presentate (anche se non volute) in maniera positiva. Quando vengo sfidato devo riuscire a vincere, è soprattutto una sfida con me stesso.

Devo anche ringraziare moltissimo i miei nemici e/o detrattori. Questo perché quando qualcuno mi ha sfidato/osteggiato, ho sempre cercato di trovare il problema per migliorarmi e migliorare quanto criticato.

E’ assolutamente necessario fare sempre del proprio meglio per la Compagnia e per il Personale alle proprie dipendenze.

E’ altresì fondamentale imparare dagli errori commessi e dimostrare che con l’impegno, la Squadra giusta e l’onestà degli intenti è possibile raggiungere quasi tutti gli obiettivi.

Per quanto ne so io sono stato il primo Italiano ad andare in Arabia Saudita per aprire una Compagnia aerea, non ne conosco altri.

Devo aggiungere che tutte le cose che non avrei voluto fare, ma che nella vita ho dovuto comunque affrontare, mi hanno stimolato e permesso di migliorare le mie capacità professionali consentendomi poi di ottenere un completo successo.

Anche le esperienze apparentemente negative servono, eccome! Basta affrontarle con impegno, onestà e rigore.

Vorrei ricordare tutti i miei ex colleghi dell’aeronautica che ora volano molto più in alto di me:

Alfredo Agro’

Ighli Federici

Nicola Bruno

Maurizio Santarelli

Marco Pizzicaroli

Stefano Mariotti

Andrea Zipoli

Carlo Mariani

 

 

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