Quattro chiacchiere con…Antonio Visconti

di Marina Levo

Incontro Antonio Visconti in un caldo primo pomeriggio di fine giugno. Come ogni giorno, da quando è andato in pensione dalla professione di medico cardiologo, è impegnato nelle tante incombenze che toccano ad un sindaco di un piccolo comune, che tanto piccolo non è. Antonio è autore di diverse pubblicazioni storiche, che riguardano persone e luoghi legati a Spigno Monferrato e alla Valbormida.

 

Quando nasce in te la passione per la ricerca e la storia locale?

 

Avevo dieci, forse dodici, anni, quando mio padre mi fece leggere le proprie ricerche, che aveva curato consultando i registri parrocchiali e una addirittura scritta dal mio bisnonno, Secondo Visconti, che era calzolaio, riportante l’episodio dei farabutti, scritta di suo pugno nel 1904.

La storia locale sembra essere un vizio di famiglia.

Mio padre invece era un amministrativo della Falck, poi Enel, scrisse una cronologia di fatti storici spignesi, consultabile sul sito del Comune di Spigno Monferrato. Aveva annotato le carestie, come quella del 1799, poi del 1801, infatti si legge: “in quest’anno e nel seguente, per la carestia di viveri e la mancanza di denaro, quasi tutti apparivano sfiniti e parecchi uomini morti di fame”

Seguirono epidemie di colera, nel 1854 si ebbero 112 morti, nel 1855 ricomparve e fece altre 29 vittime. Non dimentichiamo le inondazioni del 1891 e del 1900, tutti fatti minuziosamente registrati negli archivi.

Mio padre scomparve quando avevo 13 anni e alla sua dolorosa vicenda da internato IMI (Internati Militari Italiani) dal settembre 1943 al marzo 1945, ho dedicato il mio primo articolo sulla rivista Iter.

 

Quali ricerche di microstoria ti hanno maggiormente appassionato?

 

In realtà tutte, per svariati motivi. Ho scritto studi sulla Abbazia di San Quintino, su un processo per stregoneria (da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale) sull’episodio dei farabutti, sul castello della Rocchetta di Spigno, più recentemente ho scritto la storia della produzione di energia elettrica in Valbormida in epoca Falck. Sul prossimo numero di Iter pubblicherò la storia della ferrovia da San Giuseppe di Cairo ad Acqui.

Ho ultimamente scritto sulla drammatica vicenda che vide protagonista don Virginio Icardi, parroco di Squaneto, vicenda legata al morte della beata Teresa Bracco, trucidata da un soldato tedesco, a seguito dei fatti che videro tre militari germanici catturati dal ponte di Guadobono e portati a Santa Giulia, poi liberati dopo le trattative condotte dal religioso, ma che innescarono la violenza dei soldati anche contro la popolazione civile.

 

Pensi che studiare la storia, anche locale, sia importante?

 

Senza dubbio, non si può vivere solo nel presente, il futuro deve ancora essere scritto e solo conoscendo ciò che è stato possiamo percepire una forte identità, conoscere l’origine dei borghi in cui viviamo ancora oggi, dei monumenti costruiti a rappresentare chi ha sacrificato la vita per noi decenni o secoli fa. In ogni comune c’è un monumento ai caduti; questa è storia. La nostra memoria è debole e fallace. Dimentichiamo troppo rapidamente le persone, i nomi, le date. Basta leggere le lapidi ai margini delle strade. Anche questa è storia, ma la toponomastica spesso è sconosciuta, soprattutto ai giovani. È importante capire come vivevano le precedenti generazioni, la loro mentalità, basti pensare a quanto erano cruente le guerre, a quanto spargimento di sangue, quanta sofferenza accettata come normalità nei secoli passati.

Vorrei segnalare un documento interessante che si trova nell’archivio di Spigno Monferrato, che mi è capitato tra le mani in questo periodo, in cui stiamo preparando la presentazione del libro dell’onorevole Federico Fornaro che si intitola 2 giugno 1946, storia di un referendum, che si terrà a fine luglio. Si tratta di un verbale di deliberazione, datato 6 maggio 1945 che così comunica a ricordo fermo e disarmo di colonna nemica, che la sera del 25 aprile 1945 “pochi patrioti di Spigno col concorso della popolazione hanno fermato e fatto arrendere e disarmato una colonna di circa 200 armati con 54 carri e più di 100 cavalli, che si dirigeva verso Acqui per unirsi al forte gruppo di truppe in ritirata che ancora resisteva e combatteva …..opera condotta con sagacia e decisione dai promotori di questa resa, sigg. Debernardi dott. Giovanni, Aldo Bolla del CLN, dal Segretario Parigi Paride, dal capobanda dei Patrioti Sirio….resa fortunatamente ottenuta senza spargimento di sangue e che ha validamente concorso a disorganizzare e smantellare la tracotanza dell’esercito nemico….”

 

Negli ultimi anni, se dovessi fare un bilancio, sei stato più medico, sindaco o storico?

 

Rispondo senza esitazione più sindaco, anche perché sono potuto andare in pensione dopo tanti anni di lavoro in ospedale e le incombenze di un sindaco sono davvero tante. Ho trascurato un po’ i miei studi, ma, anche se con fatica, li ho continuati. Inoltre mi è capitato, anche poco tempo fa, come l’anno passato, di fare da “guida” a turisti o a chi ricercava le proprie radici spignesi, pertanto mi devo tenere preparato sulla storia del paese.

 

Qualche anticipazione sui futuri ambiti di ricerca?

 

Mi piacerebbe avere il tempo di studiare più approfonditamente il CABREO, una sorta di catasto rappresentato da due antichi volumi  del 1727, del periodo Savoia, conservato a Torino nell’Archivio di Stato, di cui ho eseguito alcuni anni fa diverse fotografie. Sarebbe bello poterlo riprodurre e farlo conoscere nella sua interezza. Credo che, quando sarà possibile, mi dedicherò con passione a questo approfondimento.

 

 

Le fotografie del CABREO sono splendide, non dimostrano i quasi trecento anni di vita. Si tratta di un vero capolavoro ed un poco invidio gli Spignesi che hanno un tale gioiello, conservato all’Archivio di Stato. Poi Antonio Visconti mi mostra diverse pubblicazioni, tra cui Il Quadrifoglio, la rivista dell’Associazione Emanuele Celesia di Finale Ligure, che ha dedicato un inserto speciale a Spigno Monferrato, una parte scritta da Eleonora Grillo, intitolata Storia , principali monumenti e una scritta dal sindaco, Le quattro frazioni di Spigno, con una bella ricetta del presidente della Pro Loco Angelo Rubba e due articoli , di Alessandra Scaiola e Giampietro Moretti che completano il quadro con produttori e aziende locali. Un inserto molto bello, frutto di un lavoro di squadra che può solo giovare a tutta la comunità.

Al termine della nostra conversazione rimangono ancora mille argomenti da affrontare e la sensazione che Antonio Visconti avrà solo l’imbarazzo della scelta tra i fatti storici che hanno visto protagonista l’area spignese della Valbormida, tra vicende e personaggi del passato lontano e più recente. Un sindaco storico non si trova tutti i giorni e non potrà che dare lustro non solo a Spigno Monferrato, ma a tutto il nostro territorio, ricco di tradizioni, storia e cultura.

 

 

 

 

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