Lettera di un maestro elementare a Maggiorino Ferraris

di Marina Levo

all’On.Maggiorino Ferraris

LA GAZZETTA D’ACQUI. 

Illustre signore,

non la vanità mi spinge a scrivere questa lettera, ma il desiderio del bene, che, in coloro i quali amano l’ordine ed il rispetto all’autorità, si è fatto più acuto, per i tempi che corrono.

lo ho pensato, onorevole Signore, che dall’alto seggio, cui l’ha elevato lo studio delle scienze economiche e sociali, chi sa quante notti avrà vegliato per trovare i rimedi, onde sollevare, Lei piemontese, le sorti delle provincie meridionali e lenirne le piaghe; e questo certamente per desiderio del bene e per decoro della Nazione; non meraviglierà quindi se io, nella modesta condizione di maestro elementare e appartenente alle provincie meridionali, le ricordo, che qui, nel Suo collegio politico, v’è una piaga che non trova riscontro nelle mie provincie, e che non è meno indecorosa per la Nazione in generale e per il Piemonte in particolare.

Sono certo, illustre Signore, che Ella per le alte cariche, che meritamente ha occupate, conosce appieno le condizioni delle provincie meridionali; e son certo ancora mi darà ragione se Le dico, che un territorio cosi esteso, come quello di Roccaverano, dove vivono, o meglio vegetano quattro Comuni; e l’altro poco meno ampio di Montechiaro e Castelletto d’Erro senza uno sbocco stradale che li metta in comunicazione col resto del mondo, è tale una mostruosità, che nelle mie provincie non si vede, nè si soffrirebbe.

Mi affretto però a dire che causa di tanto abbandono è la speciale organizzazione di questi Comuni dell’Alto Monferrato, e vale la pena di accennarla perchè spiega la ragione per cui questi comuni non

abbiano mai pensato a costruirsi una strada, e perchè incomba alle autorità tutorie il santo dovere di liberare quelle popolazioni da tanto letargo. E valga per tutti l’esempio di Roccaverano e di Montechiaro:

Giusta l’ultimo censimento il comune di Roccaverano fa 2300 anime; ebbene il centro, o sede del Comune, non accoglie più di 300 abitanti perchè la grande maggioranza vive in cascine sparse sopra un territorio, che per attraversarlo si devono percorrere più decine di chilometri; ora questa grande maggioranza non trova il tornaconto nella costruzione della strada, la quale può passare parecchi chilometri lontano dalle loro cascine, e non vede il corrispettivo tra l’utile ed il contributo alla spesa, e per quanto uno si affanni a convincerli degl’immensi vantaggi, che recherebbe loro la strada, non riesce a smoverli dal loro pensare: — dicono essi — vale meglio l’uovo oggi, che la gallina domani.

Più strana è la condizione di Montechiaro, comune di 950 anime, delle quali appena un duecento abitano nel paese, che dista pochi chilometri dalla ferrovia, anzi esso ha una stazione che porta il suo nome, purtuttavia non ha una strada per condurvi i suoi abitanti e trasportare le sue derrate.

A tutto ciò si aggiunga che tra questi maggioranza di abitanti si trovano i più agiati ed i facenti parte dell’amministrazione comunale, e si spiega come da secoli non abbiano mai pensato a costruirsi una strada, nè vi s’indurranno, se l’autorità tutoria non farà uso di tutta la sua energia. Mai l’autorità tutoria ha avuto un compito cosi doveroso, santo e giusto come quello di togliere dall’isolamento paesi ricchi di ogni ben di Dio. La Nazione istessa con provvide leggi e generosi concorsi vuole che a ciò si provveda.

Ma questi abitatori s’aspettano, onorevole Signore, anche la di Lei efficace e sapiente cooperazione, che è del resto da essi meritata. Sono cinque anni che m’aggiro nel collegio che ha l’onore di averla a rappresentante ed ho potuto notare quanta stima ed affetto Ella qui riscuote.

Ho assistito all’ultima elezione in Montechiaro ed ho avuto l’occasione di ammirare raccordo  e la soddisfazione unanime di questi elettori nel votare il di Lei nome; ho saputo che io stesso è avvenuto a Castelletto d’Erro e la grandissima maggioranza di quelli di Roccaverano ha votato per Lei. Si può dire che è qui, in questi comuni dell’Alto Monferrato, che risiede la rocca che fa contenti coloro che amano l’ordine ed ammirano la scienza e l’elevato carattere.

 

Montechiaro, Febbraio 1905.

 

Dev.mo

Guglielmo Festa di Avellino

 

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