Radiografia di un mistero irrisolto

Simona Folegnani, Berardo Lupacchini, prefazione di Federico Fornaro

di Marina Levo

Radiografia di un mistero irrisolto. Le Brigate Rosse ( e lo Stato ) nel sequestro Gancia.

 

Simona Folegnani Berardo Lupacchini. Prefazione di Federico Fornaro.

 

 

Era il 5 di giugno del 1975, quando successe l’imprevedibile: alla Cascina Spiotta ,in un conflitto a fuoco con i carabinieri,  fu uccisa la brigatista Margherita Cagol,  nome di battaglia Mara, moglie del capo delle BR, Renato Curcio. Come  lei perse la vita l’appuntato  Giuseppe d’Alfonso, rimasero gravemente feriti  altri due militi e venne  liberato, dopo un giorno di sequestro, l’industriale dello spumante Vittorio Vallarino Gancia.

 Ero una bambina di neanche nove anni, ma ho un ricordo nitido di quei giorni e dei giorni, mesi, anni successivi in cui non si è mai smesso di parlare di quei fatti. Noi abitavamo poco più di due chilometri più su, verso Castelletto d’Erro e il giorno dopo vennero i carabinieri a controllare una vecchia Vespa  viola  che stava accatastata tra il ferrame fuori della cascina dei miei genitori. In pochissimo tempo, seppure il paese fosse piccolissimo e pochi gli apparecchi telefonici, cominciarono a circolare dettagliate ricostruzioni, complice anche il nostro vicino, un anziano ex ferroviere, che abitava solo, ma aveva tre figli professori che lavoravano a Milano e con la sua Cinquecento girava in lungo ed in largo a raccogliere informazioni. Inutile dire che le sue confidenze e congetture erano gettonatissime e occuparono i discorsi per  tutta quella estate.

Comunque quella sera e quelle successive avevamo tutti una grandissima paura e mio padre andò a ripescare un vecchio fucile da caccia, che deteneva legalmente ma mai usava, e dormimmo preoccupati  perché Curcio, il brigatista, pareva fosse  fuggito nella riva sotto la Spiotta e, secondo il nostro vicino, poteva aver percorso il retano dell’ Agi e poteva introdursi nelle nostre case….

 Il lavoro di indagine che Simona Folegnani e Berardo Lupacchini hanno svolto cinquant’anni dopo non era molto diverso da quello che fecero gli abitanti della zona, sentendo tutti i protagonisti della vicenda, che peraltro si erano trasformati improvvisamente in testimoni in una storia  piuttosto pericolosa e sono certa che preferissero raccontare la loro versione ai vicini di casa piuttosto che alle Forze dell’Ordine con tanto di generalità bene in vista.

Col senno di poi devo riconoscere che le congetture che sono circolate negli anni erano piuttosto concrete e razionali e i protagonisti diretti della vicenda non cercarono mai di colpire con le loro affermazioni, anzi, piuttosto di minimizzare il loro coinvolgimento nei fatti di quel periodo.

 

Alla vicenda fu già dedicato un primo libro, intitolato Brigate Rosse L’invisibile. Dalla Spiotta a Via Fani dal rapimento Gancia al sequestro Moro, edito nel 2021. 

Il secondo libro di Simona Folegnani e Berardo Lupacchini  analizza con metodo e dettagliatamente i tragici fatti della Spiotta e  si  legge tutto d’un fiato. La prefazione è stata scritta dall’onorevole Federico Fornaro, che svolse la funzione di segretario nella commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro.

   È una ricostruzione precisa, documentata, razionale di quei giorni. Viene ricostruito il rapimento di Gancia, la scoperta del covo, la sparatoria. Qui finisce il conosciuto e da questo momento si passa al campo delle ipotesi e delle domande  che non hanno fino ad ora trovato risposta.

Direi che il libro-inchiesta dei due giornalisti si presenta come un lavoro meticoloso e organico. Ci sottopone una ricostruzione logica, concreta e convincente di come probabilmente si svolse l’intera vicenda.  Sono convinta che il tragico conflitto a fuoco, con le sue vittime, i suoi fuggitivi, le successive ricostruzioni non possa essere considerato un semplice episodio degli anni di piombo. La morte di Margherita Cagol segnò un cambiamento nell’organizzazione terroristica e il passaggio a ruoli determinanti di Mario Moretti, che ne divenne di fatto uno dei capi, fautore di una linea violenta che a breve avrebbe terrorizzato l’intero paese. Secondo gli autori, in base a un ragionamento logico apprezzabile, potrebbe essere lui il fuggitivo, che corse a perdifiato tra le sterpaglie per mettersi in salvo, lui a redigere la famosa relazione con tanto di disegni e legenda che Renato Curcio pretese dal brigatista che aveva partecipato alla sparatoria. Moretti fu uno dei capi brigatisti più discussi, talvolta sospettato di connivenza con le forze dell’ordine ( era uno dei pochi a conoscenza dell’incontro tra Curcio e Frate Mitra, infiltrato nell’organizzazione dal generale Dalla Chiesa,  incontro che porterà all’arresto  dello stesso Curcio). Eppure Moretti ancora oggi è in carcere, sia pure in regime di semi libertà, scontando giustamente  la sua pena.

Gli inquirenti, dopo la riapertura del caso, a seguito di un esposto del figlio dell’appuntato D’Alfonso, hanno individuato in Lauro Azzolini il brigatista in fuga dalla Spiotta. Al termine di questa nuova inchiesta forse ne capiremo di più. Per organizzare il sequestro di Vittorio Vallarino Gancia di sicuro occorse il lavoro e la complicità di un buon numero di persone, ma solo il giovane Maraschi e Margherita Cagol pagarono col carcere e con la vita la partecipazione al fatto. Gli altri???? Ammesso che siano ancora in vita, sembrano proprio averla fatta franca.

Sulla stagione del terrorismo è stato scritto molto, ma, a mio avviso, si tratta di un periodo storico così complesso ( ed ancora relativamente vicino) che molto altro ancora sarà scritto ed in taluni casi si auspica di arrivare a comprendere realmente fatti e personaggi. Se, da un lato, il passare dei decenni rende difficile la ricostruzione degli eventi, dall’altro la scomparsa di alcuni protagonisti, l’invecchiare di altri, può forse permettere il trapelare del non detto, poiché di non detto, per qualsivoglia motivo, sembra essercene stato parecchio. Uno dei compiti più difficili, per chi si accosta ad un periodo storico, è quello di entrare nello spirito di quegli anni, nelle dinamiche affatto semplici  esistenti tra movimenti studenteschi, lotta armata, operai, intellettuali, organismi dello Stato, tenendo conto di  “ ragion di Stato”, o “ragion degli Stati”…. Se non si opera questo tentativo rimane molto difficile capirci qualche cosa.

 

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